Universal mode, ON

google giudizio universale searchQualche volta parlando con qualche collega sento dire che la SEO, l’ottimizzazione dei siti internet per i motori di ricerca, è un’attività dove non c’è da sporcarsi le mani, affermazione che non mi trova d’accordo.
Per come la vedo io c’è seo e seo: c’è il “seo sistemista” alla Must, il “seo nerd” alla Kerouac (che con le loro intuizioni spesso si dimostrano dei fottutissimi geni), etc.
C’è anche un razza a parte, quelli che con 5 righe ti fanno capire che sono diversi dagli altri e coi quali anche i più bravi e preparati si augurano di non dover mai condividere una serp.
Il bello è che solitamente sono anche quelli che si dimostrano essere particolarmente umili.
L’ho presa un po’ larga come al mio solito: tutto questo per dire che comunque l’obiettivo di un seo alla fine è abbastanza chiaro, no?
Ottimizzare un sito internet per fare in modo che risulti ai primi posti dei principali motori di ricerca per una data keyword al fine di intercettare utenza profilata.

Poi succede qualcosa: maggio 2007, Google cambia, o meglio… si prepara a cambiare.
E questa volta non è una delle periodiche dance (non c’è sempre dance?).
E’ qualcosa di molto più grosso, Universale.
Qualcosa che potrebbe portare a dei grossi cambiamenti all’attività delle seo agency, probabilmente per un motivo pazzescamente forte: piace agli utenti.
In cosa consiste questo cambiamento, all’insegna del 2.0?
Molto semplicemente (forse fin troppo per quelle che potrebbero essere le effettive ripercussioni) Google restituirà immagini, video, news, mappe in maniera aggregata tra i risultati di una determinata ricerca fatta dall’utente. In un’unica serp.
Non ci troviamo di fronte a risultati nuovi, ma di fronte ad una nuova usabilità di Google, se vogliamo: di fatto quei risultati che ora vediamo su un’unica pagina, in realtà facevano già parte dell’archivio di Google, solo che erano presenti in sottosezioni ad esse dedicate.

Per esempio la ricerca ‘nduja recipes (ricette ‘nduja) restituirà sulla serp proprio la videoricetta a base di ‘nduja che abbiamo girato qualche tempo fa, un po’ per test e un po’ per gioco.
Qualche riga sopra ho accennato all’usabilità: è chiaro che questa nuova impronta di Google cercherà di offrire dei grossi vantaggi agli utenti, visto che i risultati di una data ricerca saranno più organici e completi, andando ad abbracciare tutti i settori di pertinenza della ricerca stessa.

Da buon scettico (no, non sono scettico: sono al quasiodio) nei confronti del 70/80% del web 2.0, mi sorge comunque qualche dubbio in merito a Google Universal Search, in prima battuta proprio in ciò che secondo me pecca moltissimo quasi tutto il 2.0, così basato su javascipt e ajax (la cui “j” sta appunto per javascript): l’accessibilità.
A prima vista non mi pare infatti che sia prevista la possibilità di disattivare la modalità “universal”: dubito che ad un ipovedente possa interessare una serp con video o immagini; probabilmente preferirebbe la versione tradizionale, o utilizzerà quella accessibile.
Senza contare che, contrariamente a quanto si pensa, sono ancora in molti ad avere una connessione dial-up per la quale, se è vero che il caricamento di queste nuove pagine non è afflitto da rallentamenti, è anche vero che si tratta di un tipo di connessione adottato da utenti poco interessati ai contenuti multimediali: forse preferirebbero una serp da 10 risultati “tradizionali” in luogo di una serp “universal” costituita da 7 risultati tradizionali e 3 multimediali, visto che dovrà spaginare per andare a trovare risultati di suo interesse e fruibili dalla sua connessione.

Inoltre credo che si dovrebbe approntare un’analisi un po’ più approfondita sulla rilevanza dei risultati, cosa che non ho fatto.
Ammetto infatti che per il momento mi sono avvicinato, peraltro grazie a qualche parola scambiata con un collega, solo allo studio dell’ottimizzazione delle immagini, ma mi domando in che modo Google possa determinare la pertinenza o meno di un determinato video ad una data ricerca condotta dall’utente, anche in considerazione del fatto che spesso i video sono ospitai su piattaforme tipo YouTube dove l’autore ha la possibilità di intervenire “solo” con del testo e dei tag, aspetti evidentemente facilmente assoggettabili alle esigenze di posizionamento… alzi la mano a chi non è venuta in mente la buona vecchia keyword stuffing.
Ovviamente stiamo già assistendo al proliferare dell’uso e abuso di YouTube & Co.

Stai a vedere che è la volta buona che i seo, se non lo hanno fatto prima, dovranno iniziate a sporcarsi le mani? 🙂