Quando il SEO si estinse

se VS sem specialistStuzzicato da un ambiente lavorativo decisamente fertile e da un po’ di chiaccherate fatte a suo tempo con Stefano, portate di nuovo a galla nella mia sempre più evanescente memoria (sapete com’è, ieri ho fatto i miei primi 36 anni) da un post sul suo blog nel quale si chiede e chiede chi sia il seo, ho pensato di buttare giù qualche mia riflessione.
Con questo non intendo comunque rispondere al suo quesito, non per un dispetto nei confronti di Stefano eh, amico e professionista che stimo profondamente (ok, per questa fanno 50 euro), ma semplicemente per il fatto che non mi considero parte interpellata: non sono un seo. 🙂

E se me lo chiedessero sul serio? Probabilmente risponderei: “il seo è quell’animale ormai in via di estinzione che si nutre di algoritmi, meta tag e scambi link”.
Sì, magari potrebbe sembrare un’affermazione un po’ azzardata, in fondo ci sono pletore di personaggi che hanno deciso di fare questo di mestiere. Ed è pure facile.

Secondo me fare il SEO è facile, sì.
Facile quanto potenzialmente inutile: il seo non vive forse del lavoro “non-ottimale” fatto da altri?
Insomma, nel 2007 un webmaster (aka quello-che-fa-i-siti) dovrebbe essere capace di realizzare un prodotto con una struttura informativa ben fatta. Un buon web copywriter dovrebbe poi provvedere a fare il resto: buoni contenuti, originali e ben scritti.
E i backlink? Voglio dire, e i link in entrata, da sempre cardine di un buon posizionamento sui motori di ricerca?!
Se il webmaster e colui che si occupa dei contenuti hanno fatto un buon lavoro senza macumbe particolari, non ci sarà da muovere foglia: i link arriveranno da soli, e buoni.
O almeno questa è la mia convinzione. In pratica i seo sopravvivono sull’inefficienza altrui.

E se fosse come dice Ultra Tasted, che seo si diventa spesso per “auto-elezione”?
Dopo aver:

  • lurkato sui forum di settore (celo),
  • leccato il culo a qualche guru di turno (diciamo celo, dai) e massacrato via MSN di domande e salvi ogni chat (no via, noncelo),
  • un giorno apri un blog (celo) o un corporate site (noncelo),
  • nei tempi morti scrivi una guida al posizionamento (noncelo)…

ci si sente un po’ sei.

Ma un seo che sa fare “solo” la seo nel migliore dei casi si piazzerà bene in un seo contest e spillerà un po’ di soldi ad uno sprovveduto cliente che non ha ben capito il mercato in cui si trova: forse lo capirà solo dopo aver raggiunto la convinzione che investire nel search engine marketing è inutile.
Già, solo che non ha investito nel search engine marketing, ha investito (sprecato? ok, sprecato) nella seo: quanto di peggio poteva essere fatto è stato fatto.

Credo piuttosto nella seo come fase di un progetto organico online, il cui scopo è fare in modo che il prodotto finale sia raggiungibile dal maggior numero di utenza targetizzata e ottenere un elevato numero di conversioni.

Insomma, secondo me un seo che non ha approfondite conoscenze in ambito web marketing non ha motivo di esistere al giorno d’oggi, se poi qualcuno riesce a convincermi del contrario, in questo brodo primordiale creato da Google con le ricerche personalizzate, user behaviour, user generated contents e universal search… ben venga, ma dovrà essere molto molto convincente. 🙂

E se invece il seo fosse quello che non sa spiegare al proprio cliente come mai potrebbe essere inutile essere primi su Google?

Insomma, credo che i seo di oggi se non vogliono estinguersi dovrebbero evolversi e passare alla relase 2 della loro evoluzione: diventare strateghi capaci di utilizzare i motori di ricerca per rendere la visibilità su di essi un vantaggio competitivo per il proprio cliente, un ideale punto di partenza di un lungo cammino verso lo status di intoccabili semi-dei ai quali vengono sacrificate belle vergini, fiorenti raccolti e ignari capretti.