Mi sbatto da quasi 2 anni dietro alla realizzazione della mia nuova casa, dalla progettazione alla consegna, tra questi periodi il più incasinato è sicuramente questo.
Ho visto passarmi per la testa un numero indefinito e indefinibile di tipologie di arredamento, ho cambiato direzione, sono cambiati elettricisti, muratori, idraulici, amministratori di condominio, continuamente, ma io sono ancora qui. Ancora innamorato della mia nuova casa e dipendente da essa. Ho più di 36 anni, e sto decentemente.
Fino ad oggi.
Spero per voi che non dobbiate mai, dico MAI affrontare quello che ho affrontato io oggi: una domenica all’IKEA!
Sorvolo su tutto, che è meglio.
Solo un aneddoto: per un attimo riesco ad uscire dalla marea umana e a rivolgermi ad una Mrs IKEA (esserini gialli e blu che popolano ogni punto vendita di arredamento pseudo-svedese) per chiederle dove avrei potuto trovare un GHJORFTRK (ok, ok: non è il suo vero nome: è che non me lo ricordo è confido nel fatto che nessuno, tra i pochi che leggeranno queste righe, sa effettivamente se esiste o meno… comunque è il nome di un “coso” che vendono all’IKEA).
Meno sminchiata dell’altro 90% del personale, reazione comprensibile in risposta ad un weekend passato nuotando tra corpi sudati che ti spingono in ogni direzione come una palla da badminton, mi risponde: “Guarda, devi tornare indietro -controcorrente- e attraversare il Reparto Bambini e…”
Si interrompe.
Probabilmente ha visto la mia faccia stralunata: dev’essere stata una reazione inconsulta in risposta a quelle parole, da lei così ben scandite… “R-E-P-A-R-T-O B-A-M-B-I-N-I“, che mi sono riecheggiate in testa per alcuni lunghissimi secondi.
Come al rallentatore ho visto passare davanti a me le peggiori cose che mi sono passate davanti nei miei primi 36 anni, diarree comprese: il “Reparto Bambini” dell’IKEA alla domenica pomeriggio è la versione 2.0, e pure un po’ incazzata, dell’inferno in terra!
Ovviamente ho desistito, però sono riuscito a trovare quasi tutto quello che mi mancava a casa (GHJORFTRK a parte…).
E poi ora ho anche un nuovo amico: un gabbiano!
Percorrendo la superstrada, la ormai famigerata FI-PI-LI, per rientrare a casa mi sono imbattuto in una delle solite code: ormai è la routine a causa degli interminabili lavori che si protraggono da molto tempo su quel tratto stradale.
Solo che questa volta i rallentamenti non erano causati da un cantiere ma da… un gabbiano!
Già: se ne stava in mezzo alla strada, probabilmente disorientato dai fari delle auto e sperso su quell’asfalto chissà per quale motivo; apparentemente in buona salute ma troppo spaventato per riprendere il volo.
Non sarebbe durato a lungo.
Mi ha fatto tenerezza e ho deciso di caricarlo in auto assieme a quei 2 o 3 quintali di scatole IKEA, sulle quali ha abbondantemente scagazzato dopo avermi beccato mani e braccia.
Ora però è tranquillo: gli ho costruito un giaciglio temporaneo proprio con quei cartoni sui quali ha gioiosamente scagazzato e domattina (tipo alle 6… e se gli tirassi il collo durante la notte?) lo porterò a Marina di Pisa, nella speranza che la vista dei suoi consimili lo invogli a spiccare nuovamente il volo.










































2 commenti ↓
Ciao,non prendermi per matta,mi rendo conto di essere fuori tempo massimo..ma come è finita poi la storia col gabbiano?
Ciao Arianna,
certo che non ti prendo per matta, ci mancherebbe altro.
In realtà questo post in passato aveva già commenti e risposte in merito al famoso gabbiano, ma dopo il passaggio a Wodpress non ho ancora avuto modo di recuperarli, ma prima o poi provvederò.
Ma veniamo a noi.
Il gabbiano si è ripreso alla grande.
Durante la notte mi ha copiosamente scagazzato in auto e in casa, ma il mattino dopo si era ripreso alla grande: l’ho portato al mare e, dopo una colazione condivisa, si è di nuovo unito ai suoi compagni.
Ora i gabbiani sono una presenza speciale in casa mia, sotto forma di un peluche e un accessorio per la cucina.
E mi fanno ritornare alla mente quel gabbiano e una persona speciale che ha avuto l’idea carina di regalarmeli.
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